Creare le condizioni perché siano garantiti i diritti fondamentali delle donne migranti che lavorano in Italia, in particolare delle donne impiegate in agricoltura. È questo l’obiettivo del progetto Bright (Building RIGHTs-based and Innovative Governance for EU mobile women) promosso dall’associazione Alda (European Association for Local Democracy), in partenariato con Action Aid e Labsus. Un programma che in Puglia ha trovato la collaborazione dell’ISBEM (Istituto Scientifico Biomedico Euro Mediterraneo), tra gli altri.

Per le donne, spesso sfruttate nelle aree del Sud Italia, dove si coltivano i prodotti che arrivano sulle nostre tavole, c’è la necessita di sviluppare servizi di welfare accessibili. Servizi che siano in grado di identificare le criticità del territorio, i bisogni delle lavoratrici e, sulla base di questi dati, costruire delle risposte. Bright si propone di dare in qualche modo visibilità alle donne, favorendo la loro partecipazione ai processi decisionali che le riguardano.

Il compito di armonizzare i bisogni delle comunità locali con i diritti delle cittadine europee che si spostano per lavoro spetta alle istituzioni locali. Gli amministratori devono garantire l’accesso delle donne a servizi pubblici equi, aggiornati e capaci di tenere conto delle differenti sensibilità.

Il progetto Bright in Italia (del quale in questi giorni vengono illustrati i risultati in due diversi appuntamenti, a Roma e a Mesagne) si concentra in particolare sull’inclusione delle donne romene e bulgare (una parte consistente della popolazione femminile immigrata in Italia), che lavorano negli ambiti dell’agricoltura e dell’assistenza, nelle regioni del Mezzogiorno d’Italia.

L’innovazione delle politiche di partecipazione e inclusione proposta dal progetto si concentra sull’applicazione del principio costituzionale di sussidiarietà, mediante l’adozione dei patti di collaborazione per l’amministrazione condivisa dei beni comuni. Questa tipologia di accordi di partenariato pubblico-comunità è il risultato di un processo collaborativo tra istituzioni locali, cittadine, datori di lavoro, associazioni e sindacati, finalizzato alla co-progettazione di servizi pubblici di qualità, sensibili al genere e alla cultura (fonte Action Aid).

Negli ultimi dieci anni la percentuale di cittadini mobili europei (coloro i quali si spostano da un paese membro all’altro) è cresciuta dello 0,9%. Non è cresciuta altrettanto la consapevolezza delle comunità ospitanti sulla necessità di adottare pratiche inclusive, per tutti loro e, in particolare, per le donne, ancora più esposte degli uomini.

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