Architetto e project manager per diversi enti pubblici e privati. Una lunga esperienza da Consigliere di Amministrazione di Apulia Film Commission, con specifiche deleghe su Social Film Fund, in collaborazione con Fondazione Con il Sud, progetti internazionali di promozione del cinema pugliese e Cineporti. Specializzata nei progetti culturali integrati di sviluppo per la valorizzazione, gestione e riqualificazione del patrimonio culturale e paesaggistico; negli aspetti gestionali e partecipativi dello sviluppo sostenibile; nella cooperazione internazionale; nella creazione di nuovi attrattori culturali e drivers di sviluppo, anche con azioni di public-private-partenrship. Una formazione trasversale tra valorizzazione del patrimonio (facoltà di architettura Università Sapienza di Roma), rigenerazione urbana e recupero delle aree dismesse (Institut Francais d’Urbanisme di Parigi), progettazione paesaggistica (Scuola di specializzazione Università Sapienza di Roma), successivamente come docente dell’Università Sapienza di Roma.

Simonetta Dellomonaco dal 2019 è alla guida di Apulia Film Commission.

Se dovesse scrivere il primo capitolo di un libro sulla sua carriera, come inizierebbe?

«Con tanto studio trasversale: la mia formazione è da architetto urbanista, attraverso la città sono arrivata agli attrattori culturali e poi allo sviluppo del territorio utilizzando il cinema come volano principale, per questo poi mi sono interessata agli impatti, alle ricadute e alla costruzione delle reti».

Donne e cinema: quale è oggi il loro ruolo nella settima arte?
«Deve ancora essere rafforzato, partendo dalle storie che si raccontano. Ci sono molte storie che raccontano uomini eroi, aprendo una qualsiasi piattaforma è difficile non notare che i principali temi trattati hanno uomini come protagonisti. I ruoli delle donne sono spesso relegati a generi come le storie sentimentali o fantasy. Le donne devono prepararsi tanto, la lotta è estrema, non dobbiamo lasciare margine, se una donna sbaglia viene subito messa via a differenza di un uomo. Tutto questo si dovrà fare almeno fino a quando non ci sarà una massa critica maggiore, non quote rosa ma accesso alle opportunità, non si parlerà più solo di eccellenze femminili ma di presenza delle donne a vario titolo. Si rischia che al vertice ci sia rappresentanza femminile ma non negli altri ruoli, è difficile portare l’altra versione del mondo».

Cinema come industria, gli elementi fondamentali possono essere fare rete e sostenibilità?
«Ci sono diverse sfaccettature: valorizzazione del territorio e competenze, fare rete, creare un tessuto forte così che la produzione possa contare sulle risorse del territorio e non portarle da fuori. Si deve cambiare paradigma».

Quale è stato il momento in cui ha pensato di essere coraggiosa?
«Ogni giorno perché le donne hanno pochi riferimenti. A scuola studiamo esempi maschili quindi da adulte se non vogliamo riferirci a un sistema referenziale maschile dobbiamo cercarlo e poi rafforzare sempre più la consapevolezza, audacia e fare rete per non trovarsi sole».

Quale consiglio darebbe a chi vuole seguire la sua strada?
«Non scoraggiarsi e non credere quando dicono che non ce la farai. Anche la fisica quantistica dice che l’osservatore (sia interno sia esterno) cambia il risultato dell’esperimento. Se dentro di me ho un osservatore che mi sabota, l’esperimento della mia vita cambierà, quindi meglio avere un osservatore ottimista che mi dice “ce la farai”».

a cura di Alessandra Macchitella

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