26 anni, biologa, tarantina, quest’anno è l’unica italiana entrata a far parte del Max Planck Institute tedesco, una delle più importanti istituzioni scientifiche. Si occupa dei meccanismi che producono patologie neurodegenerative come l’Alzheimer.

“Non bisogna farsi influenzare dagli altri per le proprie scelte, si tratta del proprio futuro e della propria vita”

Se dovesse scrivere il primo capitolo di un libro sulla sua carriera, come inizierebbe?

«Dopo il diploma sapevo di dover prendere la prima di una serie di scelte importanti per la mia vita. Il mio dilemma era legato alla passione sfrenata per l’equitazione che volevo far diventare il mio lavoro, ma anche al desiderio di studiare e realizzarmi.
Sono riuscita a conciliare tutto e mi sono trasferita a Modena portando con me i miei due destrieri, una località che mi offriva l’accesso ai migliori concorsi di salto a ostacoli e a un’eccellente Università. Da amazzone poi sono diventata scienziata…».

Come nasce la sua passione per le materie scientifiche?

«Ho frequentato il liceo scientifico Brocca, offriva la possibilità di studiare anche materie scientifiche e ho avuto un approccio con la biologia, mi sono resa conto di quanto mi piacesse studiarla, anche per diverse ore. Ho iniziato a studiare anche per conto mio per superare i test dell’università. A tutto ciò si affianca una forte curiosità verso la natura, gli animali e la loro interazione».

Come immagina il suo futuro da ricercatrice?

«Sono all’inizio della mia carriera ma vorrei essere un capo di laboratorio, un professore di università, una ispirazione per i miei possibili alunni e colleghi. Un capo deve avere leadership, sapere insegnar e ispirare».

Quale è stato il momento in cui ha pensato di essere coraggiosa?

«Quando mi sono trasferita al nord per l’università, a 20 anni allontanarsi dalla famiglia è una scelta importante. Quando è arrivata la pandemia mi sono sentita coraggiosa nel rimanere in Emilia per non mettere a rischio la mia famiglia che non ho visto per tanti mesi, per me è stato un gesto di maturità. Dopo l’università ho deciso di uscire dalla mia comfort zone di Modena e di andare all’estero per arricchire il mio bagaglio culturale».

Quale consiglio darebbe a chi vuole seguire la sua strada?

«Non bisogna porsi limiti: io non l’ho fatto, non ho ascoltato chi cercava di scoraggiarmi, ad esempio per la scelta del dottorato. Dobbiamo provarci sempre, anche se qualcosa sembra molto più grande di noi e una volta arrivati è giusto sentirsi di esserselo meritato. Consiglio una esperienza fuori dalla comfort zone, all’estero, perché apre la mente e si cambia, si matura. Qualche anno fa mi ponevo problemi che adesso mi sembrano ridicoli. Questo perché ho vissuto sola e all’estero. Si fa sempre in tempo a tornare indietro ma non si avranno rimpianti in un futuro. Non bisogna farsi influenzare dagli altri per le proprie scelte, si tratta del proprio futuro e della propria vita».