Paula Magalhães, architetta brasiliana appassionata della trasformazione degli spazi, delle case e sopratutto delle loro storie.
In 15 anni di esperienza con l’architettura ha scoperto di voler aiutare le persone a realizzare i propri sogni attraverso il suo lavoro.

La citazione a cui tiene è:

Avvicinati al tuo sogno, anche se sembra impossibile.

Se dovesse scrivere il primo capitolo di un libro sulla sua carriera, come inizierebbe?

Con la frase “Il mio cortile è il più grande del mondo” di Manoel de Barros, poeta brasiliano.
Sono nata e cresciuta in Brasile, a Campo Grande, capitale del Mato Grosso do Sul, centro del Brasile e del Sudamerica, regione del Pantanal, una foresta piena di fiumi, animali e natura. Ho vissuto 30 anni in Brasile e ho capito quanto sia meraviglioso il mio paese principalmente dopo che me ne sono andata. Oggi porto solo di “saudade”, parola brasiliana che non ha una traduzione, è come “mi manca”, una nostalgia, con amore però. Dopo aver vissuto e viaggiato per alcuni paesi del mondo, questa frase ha sempre più significato per me.

Come può l’architettura cambiare il mondo? Lei ha parlato della sua passione nel trasformare le cose.

Questo mondo ha già tanti problemi, l’architettura esiste per semplificare la vita. La mia missione è aiutare le persone a vivere bene, trasformare case e spazi pensando alla sostenibilità, utilizzare vecchi mobili e pezzi decorativi che raccontano storie, emozionare una persona quando vede un progetto e principalmente quando realizza il suo sogno.
Dopo aver trascorso così tanto tempo dentro casa in questa pandemia, i nostri occhi si sono rivolti alle piccole cose, ai piccoli piaceri e ognuno di noi è riuscito a identificare quali sono i veri bisogni. Non è più importante avere un bel divano in casa ma quanta luce del sole entra dalla finestra.

Ha acquistato una vecchia casa al prezzo simbolico di 1 euro nella città vecchia di Taranto. Che cosa porterà del suo Brasile in un angolo del sud Italia?  

Volevo portare tutto ciò che mi manca dal Brasile ma non è possibile portare una radice di “manioca” da mangiare con il barbecue e neanche il “bem-te-vi”, uccellino che canta ogni mattina! Porterò il tropicale dal Brasile attraverso i colori, le piante e principalmente la nostra energia.

Quale è stato il momento in cui ha pensato di essere coraggiosa?

Quando tutti mi dicevano che non ce l’avrei fatta e ce l’ho fatta comunque. Nel bando per le case ad 1 euro hanno messo 9 case a disposizione e ho scelto quella che sembrava la migliore, nella via principale del centro storico, vicino al Caffè Letterario. Mi hanno detto tante volte, “fai il progetto per un’altra casa”, “tutti vogliono questa casa, non ce la farai”. Mi hanno scoraggiato perché sono una donna, perché sono straniera, perché sono architetta e sa cosa ho fatto? Non ho ascoltato! Sapevo che stava per succedere qualcosa di molto bello nella mia vita e ho solo seguito il mio istinto.

Quale consiglio darebbe a chi vuole seguire la sua strada?

Sognare! E sognare in grande! Avvicinati al tuo sogno, anche se sembra impossibile.
Ho raccontato a tutti, senza paura di assorbire pensieri negativi, così ho incontrato persone e ho imparato tutto ciò di cui avevo bisogno per realizzare quello che volevo.