a cura di Alessandra Macchitella

Siciliana, si laurea in Ingegneria Elettronica specializzazione Telerilevamento, presso l’Università La Sapienza di Roma, nel 1992. Con l’azienda in cui svolge la sua attività dal 1993, l’attuale Thales Alenia Space, partecipa a molte missioni di esplorazione spaziale (CASSINI, MARS EXPRESS, EXOMARS), prima come progettista, poi come responsabile di Sistemi Radar di Osservazione.

Se dovesse scrivere il primo capitolo di un libro sulla sua carriera, come inizierebbe?

Non ho mai pensato alla carriera. Nel senso classico, intendo. Il mio motto è sempre stato: “Non è importante ciò che fai, ma come lo fai”.

Quali sono stati i passaggi per arrivare alla realizzazione?

Probabilmente il passaggio essenziale, che ha molto a che fare con il coraggio, è stato il momento della scelta della facoltà e poi della tesi. Una sfida in entrambi i casi. 35 anni fa era abbastanza inusuale che una ragazza si iscrivesse alla Facoltà di Ingegneria (il primo anno in una classe di 300 eravamo in 4). Devo ammettere che non ho mai percepito una difficoltà legata all’essere donna e nessuna forma di sorpresa da parte del personale docente. Anzi, e vengo alla seconda sfida, il modo femminile di studiare, molto metodico e senza distrazioni, accoglieva consensi tra i colleghi e anche tra i professori: scelsi un relatore sfidante, il compianto e amato Prof.  Giovanni Picardi, che era noto per la sua autorevolezza oltre che per la complessità della sua materia e la difficoltà degli argomenti di tesi che affidava. Aveva stima di me e mi concesse di svolgere il lavoro presso un’industria anziché in Dipartimento, dimostrando fiducia nel mio modo di studiare e di lavorare. La sua disponibilità e il suo appoggio mi hanno consentito di iniziare la mia vita professionale prima di laurearmi, in un momento in cui la crisi economica aveva già reso complesso trovare un’occupazione in tempi rapidi anche per neo-ingegneri.

Il seguito è un rincorrersi di occasioni, che solo a ritroso si scopre essere state dei “passaggi”; potrei concludere che la strada fatta sia il risultato di tanti incontri fortunati ed importanti e di un’unica iniziale scelta, che continuo a ripetere: non mollare mai. Il resto è venuto di conseguenza.

Qual è stato il momento in cui ha pensato di essere coraggiosa?

Il coraggio ha a che fare con la vita e lo lego soprattutto alla conciliazione tra vita familiare e vita professionale. Avere figli e scommettere che si saprà dare loro di più del tempo necessario, mantenendo la  giornata lavorativa di 10 ore, in media, è un atto di coraggio, forse incosciente. Condiviso fortemente con il mio compagno che ha avuto lo stesso identico coraggio e con la mia famiglia di origine che è stata esempio e motore del mio impegno professionale e che ha contribuito tanto all’organizzazione del nostro tempo. Coraggio di credere, come ci siamo detti sempre con mio marito nei momenti più complessi, che l’investimento che stavamo facendo serviva ad offrire loro l’esempio e la dimostrazione che ce la si può fare, che se vuoi qualcosa devi provare a prenderla. Coraggio di scegliere la libertà di scegliere con la convinzione che l’obiettivo vero della propria vita è fare il massimo per seguire la tua scelta.

Oggi i miei figli stanno prendendo la loro strada e vedere nei loro occhi la scintilla della determinazione e del coraggio ci dà la speranza che la nostra eredità sia al sicuro.

Quale consiglio darebbe a chi vuole seguire la sua strada?

Impegnarsi e non aver paura. Non temere di essere inadeguati. Il nostro settore è una sfida verso l’ignoto, condotta con un bagaglio di informazioni vastissimo che va conosciuto molto bene, ma in fondo incompleto. È necessario avere consapevolezza di questo strano mix tra la competenza acquisita sui libri e l’esperienza sul campo, che quindi va affrontata senza timori.

Le donne hanno dovuto lottare per trovare il loro posto nel mondo. Quale crede sia al momento il loro posto nello spazio?

Sconfinato. Lo spazio oggi sta prendendo posto sulla prima pagina dei giornali quasi tutti i giorni. Le possibilità che esso contribuisca in modo determinante e concreto alla salvezza del pianeta e al significativo e sostenibile miglioramento della qualità della vita della popolazione mondiale sono sterminate. È ben chiaro a tutti che servano le capacità quasi esclusive delle donne per realizzarlo: tra tutte quella di mettere a fuoco, nella complessità del problema, la reale esigenza di perseguire tutte le azioni necessarie e di azzerare il superfluo mirando con determinazione all’obiettivo.

Oggi si dice spesso “ci vorrebbe una donna”. Domani, presto, si dirà, sempre più spesso “È stata una donna”.

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