Giornalista professionista, specializzata in Media Relations e uffici stampa.

Da diversi anni è impegnata nel segmento del food&beverage, del turismo luxury, ma, in genere, ha maturato un’esperienza ventennale nell’attività delle Pubbliche relazioni che applica come modello di processo a ciascuna attività che sceglie di sostenere. Per undici anni si è occupata di media relation politiche e istituzionali per poi ottenere pari successo in un settore in particolare sviluppo come il turismo legato alle attività enogastronomiche. Dal 2017 organizza in Puglia EGO Festival, il primo festival della formazione enogastronomica nel sud Italia.

Scrive di storie di cibo sul Corriere del Mezzogiorno, dorso pugliese del Corriere della Sera; di lifestyle su SpaGhettiMag, magazine distribuito in italiano, inglese e arabo; ed è il volto enogastronomico della trasmissione televisiva Camper su RAI 1.

– Se dovesse scrivere il primo capitolo di un libro sulla sua carriera, come inizierebbe?

“Dalla sorpresa, dal sacrificio, dal sogno di una ragazzina che voleva a tutti i costi diventare una giornalista nonostante le scelte fatte ascoltando i consigli affettuosi dei suoi genitori che le hanno sempre sconsigliato di farlo. Volevo fare la giornalista ma mi sono iscritta al corso di laurea in Scienze Ambientali “perché è una laurea che può dare tanti sbocchi professionali” mi dicevano. Ma alla fine è stata lo strumento per raggiungere il mio obiettivo perché grazie a Salvatore Catapano iniziai a scrivere sul tema ambientale sul mensile “Ribalta” e poi mi trovai a fare l’addetto stampa dell’assessorato all’ambiente del Comune di Taranto. E da lì mi sono riconciliata con i miei sogni e me li sono ripresi”.

– Quanto è importante narrare diversamente un territorio come Taranto e quale è il suo impegno a tal proposito?

Taranto merita un grande gioco di squadra multilivello. Ognuno deve fare la sua parte, dalle Istituzioni ai giornalisti, dai cittadini agli imprenditori. Ma dobbiamo davvero imparare a fare rete, sul serio, perché solo insieme si vince. Io vengo dal mondo della pallacanestro e so che ognuno è prezioso per portare la palla dentro quel canestro. Io faccio la giornalista e racconto quello che succede ma se non ci fosse dall’altra parte una città in fermento non sarebbe facile il mio lavoro. Sono tre anni ormai che mi faccio portatrice del tema della Cozza plastic free prima e Presidio Slow Food oggi. Ho amato questo progetto sin dall’inizio e ne ho scritto dove ho potuto e ho messo a disposizione della città la mia rete attraverso il Festival che ho portato Taranto.

Quest’anno Taranto e la sua cozza sono arrivate su RAI 1 nella mia ultima recente ed entusiasmante esperienza con la trasmissione Camper. Ero emozionata, ero orgogliosa, ero felice e si vedeva anche in video”.

– Giornalismo enogastronomico, raccontare un piatto quante storie nasconde?

“Dietro ogni etichetta esiste una storia di famiglia, una storia di gente coraggiosa e visionaria. A me piace raccontare proprio quelle storie tirando fuori tutta la parte umana ed empatica. Talvolta abbraccio le persone che intervisto, talvolta le faccio commuovere perché le ascolto e vengono fuori mondi incredibili. Parlare di un piatto vuol dire parlare dell’identità e della storia di una terra. L’approccio curioso a questo tema mi ha portato a girare l’italia e il mondo e in ogni piatto puoi trovare storie incredibili di contadini e di comunità”.

– Quale è stato il momento in cui ha pensato di essere coraggiosa?

“Nella mia vita ho dovuto affrontare tanti momenti complicati. Due anni fa ho avuto uno scontro frontale con la paura di morire. Sono stata una delle prime persone a prendere il Covid quando ancora i vaccini non c’erano. Ho ricordi vaghi di due mesi di inferno, ma sorrido se penso che vivendo nel mondo dell’enogastronomia ho ricevuto da ogni parte d’Italia regali e pensieri gustosi. Ognuno mi è stato vicino come ha potuto e a un certo punto mi sono ritrovata la casa piena di cose buone. Al netto del dolore e della paura e del coraggio di non mollare, questo ricordo mi regala un po’ di leggerezza”.

– Quale consiglio darebbe a chi vuole seguire la sua strada?

“Studiare, e non smettere mai di essere curiosi. Girando l’Italia con la trasmissione Camper di RAI 1 ho letto sui volti di tutti i produttori che ho incontrato la gioia e la soddisfazione di percepire la preparazione rispetto alla loro storia e al loro progetto”.

 

Photo Credit @wearefactory