Scrittrice, filosofa e fondatrice di Tlon, scuola di filosofia, casa editrice e libreria teatro. Si occupa di parità di genere, diversità e inclusione, spazi pubblici digitali e comunicazione culturale, e collabora con numerose università e istituzioni. Ha scritto insieme ad Andrea Colamedici diversi libri, tra cui “Liberati della brava bambina. Otto storie per fiorire” (HarperCollins 2019) e “Prendila con Filosofia. Manuale di fioritura personale” (HarperCollins 2021), e con lui conduce i podcast Scuola di Filosofie e Audible Club su Audible. Collabora con Linus, Donna Moderna, Vanity Fair e Radio1.

Se dovesse scrivere il primo capitolo di un libro sulla sua carriera, come inizierebbe?

«A 16 anni, la prima volta che ho organizzato un evento culturale al liceo classico di Mazara del Vallo. Volevo portare in un posto poco frequentato dalla cultura nazionale qualcosa di interessante, un convegno su letteratura e giovani. Da quel momento non mi sono più fermata».

Donne, benessere e successo. Come può aiutare il pensiero critico?

«Aiuta a non amplificare le cose e a pensare a più fattori per spiegare la condizione in cui ci si trova, osservandone la complessità. Risulta importante per essere lucide e sincere con se stesse, per guardare in modo oggettivo ciò che accade, come donne lo sguardo è sempre influenzato dal giudizio esterno e spesso sottodimensioniamo ciò che facciamo».

Tlon può essere definita una scuola di filosofia. Quanto bisogno c’è al giorno d’oggi di questa antica disciplina?

«Tantissimo, nei momenti di crisi, quando la comprensione di ciò che accade è difficile, la filosofia entra in gioco. Il mondo è molto complesso, si intrecciano sfide importanti e le discipline dovrebbero trovare soluzioni comune, creando ponti tra discipline umanistiche e scientifiche. La filosofia può aiutare nella fioritura personale».

“Liberati dalla brava bambina” è il libro che offre otto storie per fiorire: quale suggerimento vuole offrire a una donna che ha scelto di provarci?

«Autoraccontarsi, cercare di raccontare la propria storia, anche su carta. La fioritura è diversa dalla crescita, che implica un potenziamento e il dover dimostrare qualcosa anche a se stesse. La fioritura invece ha a che fare con i propri momenti e tempi, ad esempio dinamiche interiori importanti che non hanno a che fare con il lavoro o i sentimenti. La filosofa Adriana Cavarero sottolinea che noi donne siamo sempre state raccontate dallo sguardo maschile, ora abbiamo sempre più storie di donne per riconoscerci e ispirarci. A volte pensiamo di non poter essere tante cose insieme, tante eroine, non significa essere troppo complicate ma vive».

Quale è stato il momento in cui ha pensato di essere coraggiosa?

«Quando ho scelto insieme a mio marito e socio di licenziarmi. Nel 2015 avevamo due bambini piccoli e abbiamo scelto di mettere al centro del nostro lavoro la filosofia. Non c’erano garanzie ma la sensazione che fosse il momento giusto».

Quale consiglio darebbe a chi vuole seguire la sua strada?

«Tenere insieme il senso di urgenza, il bisogno di affermarsi ma anche il bilancio delle competenze, cercare di capire in modo onesto che cosa si sa fare e cosa no, la parte progettuale e idealista. A volte nei progetti culturali ci si lancia per volontariato culturale senza renderlo sostenibile o viceversa, bisogna tenere insieme questi due aspetti. Inoltre non bisogna aver paura di non essere brave abbastanza o di fare un lavoro che possono fare solo i maschi. Non vergognarsi di qualcosa di sè, perdere la paura e la vergogna».