“Le storie possono trasformarci se gli diamo la possibilità di farlo”.

Se dovesse scrivere il primo capitolo di un libro sulla sua carriera, come inizierebbe?
“Inizierei dicendo che non avevo idea di quello che avrei fatto e chi sarei voluta diventare. Sapevo di amare i libri e le storie e che in cuor mio mi sarebbe piaciuto fare “la giornalista di libri” ma dopo il Liceo Classico quando mi sono iscritta all’Università non ho avuto abbastanza coraggio- misto a sindrome dell’impostore- per perseguire le mie idee e così mi sono laureata in Economia e Gestione dei Beni Culturali.

Però poi la vita, il destino e le mie scelte mi hanno riportata verso quello che amo e so davvero fare: raccontare le cose che mi piacciono (libri, film, serie tv), intervistare scrittori, registi, attrici e attori, scrivere libri. Condividere ogni giorno quello in cui credo: che le storie possono trasformarci se gli diamo la possibilità di farlo”.

Una vita tra libri e tour letterari che riesce a coniugarsi perfettamente con i social. Quanto è importante condividere per moltiplicare l’amore per la cultura?
“I social per me sono stati il luogo della rinascita, della definizione e amplificazione della mia vocazione. Dopo tanti anni in tv- media che continuo ad amare e con cui continuo a lavorare- nel momento in cui l’impegno per il piccolo schermo si era ridotto mi sono ritrovata a domandarmi: cambio lavoro o provo a parlare di ciò che amo su altri media?

Complice la pandemia che ci ha costretti in casa, lavori che sono saltati e la paura della solitudine (che poi si è rivelata una forza) ho iniziato a creare dei format per la mia pagina Instagram in cui parlavo di libri e intervistavo scrittori. Lì ho scoperto un mondo nuovo, fatto di persone curiose che hanno voglia e sentono la necessità di scambiarsi idee. La cultura è dappertutto e si può veicolare dappertutto. Oggi mi piace creare dei ponti tra l’online e l’offline, due mondi che si completano e incontrano e amo crescere e imparare insieme alla mia community”.

Donne del cinema, donne della letteratura, donne milanesi: le maggiori ispirazioni per i suoi scritti arrivano dalle donne?
“Devo dire di sì, ho sempre trovato nelle storie al femminile grandi forme di ispirazione che mi guidano e formano. Virginia Woolf, Katharine Hepburn, Carrie Fisher, Mariangela Melato, sono solo alcune delle donne di cui ho parlato in alcuni dei miei libri: la loro forza, la loro tenacia, il loro saper essere coraggiose anche nei momenti più complicati mi hanno spronata e resa migliore. Per questo amo raccontarle, citarle, organizzo incontri su di loro, voglio che siano conosciute e ricordate il più possibile… perché credo che le loro storie possano essere uno stimolo per le ragazze di oggi”.

Quale è stato il momento in cui ha pensato di essere coraggiosa?
“Quando nel momento in cui non avevo più nulla (lavoro, relazioni sentimentali, soldi) ho deciso di ripartire da nient’altro che da me stessa. E da quello che per me era davvero importante”.

Quale consiglio darebbe a chi vuole seguire la sua strada?

“Di studiare, informarsi, leggere tantissimo, vedere moltissimi film, non fermarsi alle apparenze, approfondire. Vivere e lavorare di “cultura” non è per niente facile, non lo si fa per avere “successo” o denaro. Lo si fa perché fondamentalmente non si riesce a fare altro. Richiede impegno, fatica che però vengono compensate dalla meraviglia di vivere della propria passione. Oggi non esistono più strade tracciate, fare la “giornalista culturale” è una sfida che permette di sperimentare nuovi linguaggi, media, diverse modalità che vanno oltre lo “scrivere sui giornali”. Servono creatività, costanza e tenacia. E la capacità di non ascoltare troppo le opinioni degli altri”.