Tarantina, inizia a studiare pianoforte fin da bambina e prosegue gli studi di composizione tra Taranto e Roma. Mariella Nava inizia da ragazza e per gioco a scrivere le sue prime canzoni, un misto di pensieri, riflessioni come quelle che prima si annotavano nei propri diari e oggi, spesso, si postano sulle pagine dei Social.

Sono i suoi amici più cari ad accorgersi del suo talento e a consigliarle di fare ascoltare le sue prime composizioni, ma la vera svolta arriva quando lei stessa invia una sua canzone all’attenzione di Gianni Morandi che ne resta particolarmente colpito per la sensibilità con cui ha affrontato l’argomento del rapporto genitori figli. Si tratta di “Questi figli“, un brano scritto a metà degli anni ottanta, ma di valenza sempre attuale. La sua attività di autrice – per Ornella Vanoni, Eduardo De Crescenzo, Syria, Mietta, Amii Stewart, Loredana Berté, Tosca, Mango, Andrea Bocelli, Gianni Morandi, Lucio Dalla, Gigi D’Alessio – procede parallelamente, ma con migliori risultati, a quella di interprete in proprio.

Se dovesse scrivere il primo capitolo di un libro sulla sua carriera, come inizierebbe?
«Aprire un pianoforte e mettere un dito su un tasto facendolo affondare piano, sentendone il suono e tutta la meraviglia che mi porta a scoprire l’universo musicale».

Quanto è importante il ruolo del cantautorato femminile per fornire un’altra versione del mondo?
«Siamo noi la voce, noi che da questa parte del mondo siamo più fortunate, possiamo scrivere e cantare, dire la nostra e amplificare la voce di chi in questo momento non può farsi sentire per una costrizione ormai anacronistica e assurda. Siamo qui ancora una volta a dare sostegno anche attraverso l’incontro di tante donne che si muovono come fosse un’onda nel mare verso un miglioramento delle cose».

Fa parte del trio “Cantautrici” insieme a Grazia Di Michele e Rossana Casale, che cosa significa fare rete tra donne e farsi forza?
«Credo sia un momento in cui sta accadendo, le donne hanno dismesso il senso di forza di gravità della gara e della rivalità. Anche se l’istinto femminile porterebbe a misurarsi sempre, in questo momento abbiamo capito che dobbiamo fare coro, essere più forti e unite per fare ancora quei passi per arrivare a quel tempo in cui non deve esserci il divario tra l’essere uomo o donna».

Quale è stato il momento in cui ha pensato di essere coraggiosa?
«Spesso mi sono sentita coraggiosa, ogni giorno tra le cose che indosso una delle prime che voglio vestire è il coraggio di uscire allo scoperto come sono, di dire quello che penso, di non omologarmi e di fare scelte non semplici, anche nel mestiere che ho scelto di fare. Il coraggio è come fosse il vento nella mia vela».

Quale consiglio darebbe a chi vuole seguire la sua strada?
«Essere sempre se stesse, non assomigliare a qualcuno che già c’è, le mode non le dobbiamo seguire ma scrivere, determinarle noi, così altre possono prima fortificarsi e poi scrivere le loro».

 

Add Comment