Marianna Cattolico, classe 1983, tarantina. Laureata in Comunicazione Multimediale nel 2009 con una tesi sperimentale sui videotutorial. Grafico di professione, ideatrice del progetto “Donne in 500“.

“Il restauro è emotivo perché durante lo smontaggio trovi sempre qualcosa che ti riporta alle storie di quell’auto”.

Se dovessi scrivere il primo capitolo di un libro sulla tua carriera, come inizierebbe?

“Con una auto ferma sul ciglio della strada, una ruota staccata e il mio grande senso di disagio, inadeguatezza e profonda amarezza. Lì ho piantato il seme del mio progetto ‘Donne in 500’. Era il 2007, avevo appena ritirato la mia Fiat 500 dal vecchio proprietario e sulla strada di ritorno ho provato per la prima volta la necessità di dover capire cosa fosse successo. Nel futuro sarebbe diventato il mio progetto in cui smonto, restauro e riciclo Fiat 500. Un progetto didattico e social dedicato in particolar modo ai ragazzi che possono appassionarsi a questo mondo attraverso le tecnologie”.

Donne e motori, come ribaltare i pregiudizi?

“Il pregiudizio costruito dall’essere umano. Un bambino non nasce con pregiudizi, è un foglio bianco su cui scrivere storie. Io per esempio non ho mai avuto pregiudizi nella mia vita, non è un sentimento che mi appartiene. Da bambina le mie amiche volevano fare le principesse, io la benzinaia.  Sono sicura che dopo questa affermazione riderai o ti stupirai… bene, quello è un pregiudizio. Lo stereotipo ci viene inculcato dai genitori, dalla società, da eventi esterni e la donna è sempre stata una cornice nel mondo automobilistico. Vedi le ragazze ombrello, vedi le donne seminude nelle fiere… perché non rompere i cliché e diventare parte attiva?”

Come nasce la tua passione per le auto?

“Amo molto tutte le auto storiche in genere, hanno un fascino inconfondibile ma in particolare amo la Fiat 500. Mi porta indietro nel tempo a quando ero bambina. È un nido per me. Nasce da lì il mio amore. Poi è stata la prima auto che ho comprato con i miei piccoli risparmi da tirocinante universitaria. È stata la prima che ho studiato per il restauro ed è lei che mi ha condotto all’altare. La 500 è una costante nella mia vita”.

Quale è stato il momento in cui hai pensato di essere coraggiosa?

“Ogni giorno penso di essere coraggiosa. E questo progetto è una sfida soprattutto con me stessa, per rompere le mie paure. Per esempio io ho il terrore dei ragni. Una delle 500 che sto restaurando è stata abbandonata 25 anni in un fienile. È distrutta. Quando l’ho presa e pulita per la prima volta, ho pensato di morire più volte per il terrore dei ragni e poi per la mole di ruggine presente. Man mano ho quasi imparato a conviverci. Più che coraggio, nel tempo, ho preso consapevolezza del fatto che quello che sto facendo non è una cosa che fanno tutte. Quando nei video YouTube non credono che sia io, mi rendo conto che questo progetto ha dell’incredibile e per me è una ricompensa agli sforzi economici e fisici che faccio. Le persone possono pensare ciò che vogliono a riguardo, quello è lo stereotipo di cui parlavamo prima, a me va benissimo così. E più si stupiscono, più voglio stupire!”

Quale consiglio daresti a chi vuole seguire la tua strada? 

“Di non seguire la mia strada! Scherzo! Il restauro è molto più femminile di quello che si possa pensare. È molto tecnico e fisico ma è anche molto emotivo perché durante lo smontaggio trovi sempre qualcosa che ti riporta alle storie di quella auto. Monete, giocattoli, giornali, santini… è un mondo meraviglioso fatto di studio del periodo storico, che consiglio a tutti come momento introspettivo per prendersi un po’ di tempo per capire quanto siamo riusciti a  semplificare la vita con la tecnologia e quanto però questo ci abbia annichiliti. Quanto siamo riusciti a complicare cose che erano semplici e che forse ci rendevano più felici”.