Ricercatrice del Cnr, nei primi anni Novanta, poi ricercatrice universitaria e professore associato, Luisa Sabato è oggi ordinario di Geologia presso il Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università di Bari Aldo Moro. Con Martina Zucchi è fondatrice del gruppo “Donne nelle Geoscienze, nato all’inizio del 2021.

La professoressa Sabato ha partecipato a progetti di ricerca nazionali e internazionali, e ha lavorato anche alla realizzazione di Fogli della Nuova Carta Geologica d’Italia. Le sue attività sul campo hanno prodotto numerose pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali, carte geologiche e guide alle escursioni.

Come nasce il gruppo “Donne nelle Geoscienze”?

Il Gruppo è stato fondato all’inizio di quest’anno, come “appendice” della Divisione “Diversità, Equità, Inclusione – PanGEA” della Società Geologica Italiana, che comprende geologhe provenienti da tutta l’Italia. L’obiettivo del gruppo “Donne nelle Geoscienze” è quello di incoraggiare le giovani donne a intraprendere studi scientifici, per abbattere il pregiudizio secondo il quale le ragazze sarebbero meno capaci nelle materie STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics).

Mi è venuto in mente di creare un gruppo indipendente da Pangea, proprio l’11 febbraio (Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza). Un’avventura che è cominciata quasi per scherzo, eravamo ancora in lockdown e non potevamo organizzare incontri in presenza.

E cosa è accaduto quando finalmente è stato possibile incontrarsi?

Eravamo 42 e non potevamo credere di aver attratto così tante persone. Le nostre attività si rivolgono ai ragazzi degli ultimi anni delle scuole superiori; ci occupiamo di orientamento, con un occhio particolare alle ragazze. Abbiamo cominciato producendo un documento destinato ai siti del Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali e al Corso di Laurea in Scienze Geologiche. Il nostro lavoro è proseguito con la realizzazione di una serie di video molto brevi, alcuni sullo stile delle interviste doppie, dai toni leggeri, per raccontare le nostre personali esperienze nell’ambito delle Scienze geologiche, e per dimostrare che anche le ragazze possono intraprendere percorsi che qualcuno continua a considerare esclusivamente maschili. Siamo credibili perché il nostro lavoro parla per noi, siamo convincenti perché cooperiamo con i colleghi senza problemi. Nessuna di noi ha mai incontrato la misoginia, fortunatamente.

Il 6 ottobre scorso un evento organizzato presso il Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università degli Studi Aldo Moro di Bari vi ha viste protagoniste. Ce ne parla?

Quel giorno, nell’Aula Magna del Dipartimento si è svolto un evento, inserito nella 9^ edizione della Settimana del Pianeta Terra dal titolo: “6 ottobre 2021: Giornata Internazionale della Geodiversità (Anno Zero) – Valorizzare le geo-diversità”. Abbiamo raccolto l’interesse di 2400 ragazzi, che ci hanno seguito a distanza, anche da altre regioni. Lo scopo della giornata era duplice, per questo abbiamo giocato sull’ambiguità del termine geodiversità. Abbiamo parlato di geologia e, al contempo, di divario di genere. Nel corso della mattinata abbiamo anche mostrato ai ragazzi un filmato sulle donne afghane. Pensiamo di dedicare qualcosa di specifico alla questione.

Per catturare la loro attenzione avete usato il loro linguaggio?

Abbiamo pubblicato i nostri video su Facebook e su Youtube. Il web e i social sono strumenti importantissimi per entrare in contatto con le giovani generazioni. Tra le Donne nelle Geoscienze c’è chi si occupa dei social, chi prepara power point particolari e chi segue altri aspetti del progetto. Siamo molto soddisfatte dei risultati ottenuti finora.

Avete coinvolto anche gli uomini nelle attività del Gruppo?

Certo. Nei video preparati per promuovere lo studio delle Scienze, compaiono anche i colleghi o gli studenti uomini. Il loro coinvolgimento è fondamentale.

La Regione Puglia è la prima in Italia ad essersi dotata dell’Agenda di Genere. Cosa pensa degli interventi istituzionali pro-parità di genere?

Penso che lo strumento legislativo sia necessario. Ne faremmo volentieri a meno, se non servisse. L’idea delle quote rosa, per esempio, disturba un po’. Ma sopravvivono anche nella nostra società stereotipi che non è facile smontare, per cui strumenti come l’Agenda sono necessari. D’altro canto, non vorrei che il genere femminile fosse inserito nel mondo del lavoro per imposizione.

È sempre stata un’appassionata di scienza?

No, il mio incontro con la Geologia è stato casuale. Devo tutto a una professoressa di Geografia astronomica dell’ultimo anno del liceo scientifico. Era una geologa. Le sue lezioni sui vulcani e sui terremoti mi colpirono. Dapprima pensavo di studiare Lingue orientali, anche perché mi affascinava l’idea di viaggiare. Ma poi, anche nella professione del geologo ho visto la possibilità di andare in giro per il mondo per ricerca. Infatti, già durante la mia prima importante esperienza lavorativa, presso il CNR, ho viaggiato tantissimo per lavoro. Oggi mi muovo meno perché i fondi per la ricerca sono diminuiti.

Com’è lavorare alla Nuova Carta Geologica d’Italia?

Appena laureata, ho deciso che avrei lavorato sul campo. Consideri che una parte di questo lavoro si può fare anche in laboratorio. Per la Nuova Carta Geologica d’Italia ho già prodotto (come Rilevatore, Direttore o Responsabile) alcuni fogli geologici, sia in Basilicata sia in Puglia; l’ultimo è il Foglio Bari. Il lavoro sul campo è duro, ma molto gratificante.

Si è mai sentita ostacolata da un collega?

Forse sono stata fortunata, ma non ho mai avuto problemi con i miei colleghi, nemmeno all’inizio della carriera e durante il lavoro di ricerca. Piuttosto, quando ho cominciato, per le persone era strano vedere una ragazza da sola in mezzo al nulla, tra le rocce e i pastori. Ho lavorato tanto nella campagna lucana, e all’inizio non nascondo di aver avuto a volte paura, anche perché perdevo i contatti con la città. Si è trattato però di esperienze formative. Devo ringraziare mio padre, non mi ha mai ostacolata nonostante fosse un militare e avesse un’impostazione tradizionalista.

C’è una figura femminile che la ispira o l’ha ispirata in passato?

Tante figure, al punto che abbiamo pensato di dedicare una parte della nostra attività alle pioniere delle Geoscienze. Ce n’è una, vissuta fra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, che ha fatto un lavoro molto simile al mio: Maria Matilda Ogilvie Gordon, venuta dalla Scozia in Italia per fare ricerca sulle Dolomiti. All’epoca, andare per monti da sole con un abbigliamento non adatto (la prima donna geologa con i pantaloni compare nelle cronache ai primi del Novecento, credo) era davvero un’impresa.

La dama delle Dolomiti (così era chiamata Maria) è stata una vera pioniera nelle Geoscienze. Ha lavorato con geologi molto conosciuti, ma il suo nome non è noto quanto quello dei suoi colleghi. Cercando di ricostruire il suo profilo, ho scoperto che un libro della Società Geologica londinese ha dedicato una serie di articoli ad alcune di queste figure (The Role of Women in the History of Geology), e uno è dedicato proprio a Maria Matilda Ogilvie Gordon.