Avvocato del Foro di Taranto, esperto e innovativo, con una grande passione e dedizione per la giustizia dall’anno 2000.
Sin dal conseguimento della laurea in Giurisprudenza nel 1996, si è dedicata al diritto civile e all’insegnamento di Materie Giuridiche ed Economiche presso Scuole Secondarie di Secondo Grado, prestando la propria competenza in numerosi PON, nonché curando docenza di Alta Formazione.
Dal 2008, dopo una specializzazione biennale in Diritto Fallimentare, riveste incarichi come Curatore Fallimentare, in particolare nell’amministrazione del patrimonio delle aziende in decozione, compiendo ogni atto della procedura, anche in delicate e complesse questioni. Ha ricoperto la direzione dell’ufficio legale del Gruppo societario Comes SpA dal settembre 2018, curandone la contrattualistica nazionale ed internazionale, nonché occupandosi di questioni giudiziali e stragiudiziali.
Ha indirizzato la sua attenzione nel settore Ambientale e green, prestando consulenze legali in ambito comunale, in particolare occupandosi del settore legale nel progetto “Parco del Mar Piccolo”. I settori di competenza riguardano prevalentemente i seguenti rami del diritto: fallimentare e societario, ambientale, contrattualistica nazionale ed internazionale. Si pone sempre nuove sfide e ha al suo attivo numerose pubblicazioni per: alcune testate locali, Il Sole 24 Ore, Diritto e Giustizia, diritto.it. È Professional Partner de “Il Sole 24 ore”.
L’impegno professionale non le ha impedito di realizzare quello che definisce il suo più grande successo: una splendida adolescente con cui condivide hobby e passioni, come il teatro amatoriale e lo studio del pianoforte.

Lorica, se dovesse scrivere il primo capitolo di un libro sulla sua carriera, come inizierebbe?
«Andrè Breton diceva: “Non mi metto a raccontare i momenti insulsi della mia vita”. Chi studia diritto sa che non ha scelto un mestiere ma uno stile di vita.
Laureatami in regola a ventidue anni circa, mi ritrovai nel posto giusto al momento giusto, ebbi la nomina di docente esterno agli esami di maturità, che fu per me la folgorazione per capire che quell’esperienza avrei voluto viverla. Contemporaneamente, innamorata da sempre della professione, cominciai in parallelo la “gavetta”. In un’epoca in cui non esistevano i cellulari e il navigatore io giravo la Puglia per svolgere udienze anche in piccoli e sperduti uffici del giudice Conciliatore presso la Pretura (oggi Giudice di Pace). Tra la professione di avvocato e quella di docente non passa ancora oggi ora, minuto e secondo che non stia con qualche libro tra le mani, come se fossi una studentessa costantemente sotto esame.
Il mio primo maestro, un avvocato molto rigido, mi insegnò che: “Noi che scegliamo di occuparci di diritto siamo persone speciali perché sappiamo che stiamo andando a sfidare il mistero”. Il diritto è una scienza in continuo mutamento, che necessita di tanto, tantissimo studio. Del resto, si usa dire: “Il diritto è la scienza dell’imperfetto, dove il certo è incerto e non c’è nulla di automatico”».

Quali sono stati i passaggi per arrivare alla realizzazione?
«Quando mi sono laureata era un periodo diverso, la crisi non era ancora arrivata e nei giovani studenti c’era la speranza verso il futuro. All’età di 30 anni, con alle spalle una decina di anni di gavetta nel civile, mi sono interrogata sul mio sogno e su ciò che avrei voluto essere. Scelsi un settore considerato prettamente “maschile”, il fallimentare, puntando ad ottenere l’incarico di Curatore Fallimentare che mi affascinava e, per ottenere il quale avevo conseguito un titolo di specializzazione biennale. Cercare la mia strada non è stato facile, devo ammettere che ci sono stati momenti in cui mi sembrava tutto insormontabile, un paio di volte sono stata sul punto di abbandonare il mio progetto. Fortunatamente, sono stata caparbia e oggi la sensazione che provo per essere riuscita a realizzare il mio sogno è impagabile. Qualche anno fa ho deciso di diversificare la mia attività ed ho ampliato il mio ambito di intervento nel settore societario. Molto arricchente è risultata la consulenza e collaborazione in qualità di legale con un Gruppo societario, fiore all’occhiello del nostro territorio. Ho imparato a conoscere la realtà aziendale, con dinamiche sociali e policy che richiedevano una crescente “sensibilità” dell’azienda rispetto all’impatto del loro core business nelle diverse comunità ove operavano, ed attualmente continuano ad affacciarsi. Quest’ultima esperienza mi ha consentito l’acquisizione di nuove competenze, riuscendo a leggere con maggiore dimestichezza le evoluzioni sociali, in primis, relativamente ai processi di digital transformation, agli scenari economici e ai meccanismi del business; ma soprattutto mi ha consentito di mitigare il “legalese” a vantaggio di una terminologia sintetica e incisiva che fosse accessibile alle diverse professionalità che popolano l’azienda. Ancora oggi, la decisione di percorrere, ogni giorno e contemporaneamente, due strade – quella dell’insegnamento e la professione di avvocato – è la base della mia serenità e del mio equilibrio. Invito chi si identifica nella mia scelta ad avere prima di tutto il coraggio di guardarsi dentro, di osservare la realtà per quella che è, di affrontarla e di prendere delle decisioni, anche le più dure ed intransigenti».

Quale è stato il momento in cui ha pensato di essere coraggiosa?
«Seguendo l’etimologia del mio nome “corazza”, io ho dovuto costruirne una ed indossarla, anche se nasconde, comunque, sensibilità e fragilità che, in ogni caso, fanno anche parte della mia vita. La fragilità, negli slogan mondani dominanti, è l’immagine della debolezza inutile e antiquata, immatura e malata, inconsistente e destituita di senso; invece nella fragilità si nascondono valori di sensibilità e di delicatezza, di gentilezza e di dignità, nonché, di intuizione ed empatia che consentono di immedesimarci con più facilità e con più passione negli stati d’animo e nelle emozioni dei clienti, così come dei discenti.
La coscienza della mia fragilità, inoltre, non mi fa mai sopravvalutare il valore delle mie azioni, delle mie decisioni, e mi consente di entrare in un dialogo perenne con il mondo dei valori che sono negli altri. Il coraggio delle scelte mi ha portata: a lavorare per un anno intero in una frazione tra Bassano del Grappa e Marostica in Veneto, 10 anni fa, accompagnata da mia figlia di appena tre anni; mi ha fatto conseguire due prestigiosi Master negli ultimi 3 anni presso il Sole 24 ore a Roma; mi ha condotta verso la meta costellata di una molteplicità di esperienze!

Alcune positive, altre negative, sorprese o ostacoli che io stessa ho scelto di affrontare e che oggi mi rendono più serena, in pace soprattutto con i miei sogni e le mie ambizioni; mi fanno sentire più forte e meno sola perché sorretta dalla solidità delle mie scelte».

Quale consiglio darebbe a chi vuole seguire la sua strada?
«Il numero degli iscritti ai corsi di laurea in giurisprudenza è sempre più alto, pertanto, ai giovani indecisi non consiglierei di iscriversi a detta facoltà, a meno che a guidarli non sia una vera passione. Il momento è cruciale: in questo periodo consiglierei ad un laureato in giurisprudenza di scegliere un ambito del diritto che lo interessa maggiormente e iniziare a seguire le udienze, scrivendo gli atti. Il mondo della pratica è una vera giungla, solo chi riesce ad attraversarla, senza lasciarsi scoraggiare dalle cadute, riuscirà a realizzare il proprio obiettivo. Stiamo andando, anche da un punto di vista normativo verso la specializzazione. Quanto più il settore scelto sarà di nicchia, tanto più, a mio avviso, si potrà sperare di distinguersi e di affermarsi nella professione legale del futuro. Non sempre all’inizio della carriera si devono operare scelte sulla base del guadagno, occorre puntare sul bagaglio di esperienze professionalizzanti. Nonostante la professione eserciti ancora una certo fascino, negli anni la mole di lavoro è diminuita molto, a causa di varie riforme che hanno portato fuori dai tribunali alcuni procedimenti una volta appannaggio solo degli avvocati. A ciò si aggiunga la necessità di spese per l’uso di software e del processo telematico, oltre all’eliminazione delle tariffe minime, la concorrenza in molti casi è diventata una gara al ribasso. Lascio ai giovani la facoltà di formulare liberamente le scelte più opportune e responsabili, ricordando sempre il motto “only the brave”».

Recentemente ho letto un Suo articolo sull’agroalimentare ed il progetto Agromed. Lei cura anche l’ambito legale del Progetto Parco del Mar Piccolo, tra i prossimi obiettivi ci saranno il diritto ambientale e il green?
«Devo ammettere che sono ambiti che mi affascinano molto: quanto al Progetto Parco del Mar Piccolo sono attualmente impegnata nella redazione degli atti statutari sottesi alla sua creazione, ragion per cui in una fase così delicata non mi permetto di aggiungere altro. Per quanto attiene il mio studio ed approfondimento del settore Agroalimentare e della Dop Economy, non potevo non rimanere affascinata dal Progetto Agromed, che ha scelto una forma societaria davvero attualissima ed innovativa: le Società Benefit. Queste non sono delle Onlus, ma lavorano ai loro utili contribuendo al benessere comune delle persone e dell’ambiente circostante, bilanciando quindi scopo e profitto; un nuovo modo di fare impresa, che rende il mondo migliore, pur facendo business, consapevole dell’impatto sul territorio e sulla comunità. Le famose tre P “Persone, Pianeta e Profitti” sintetizzano i tre principali obiettivi delle società benefit: sono infatti le tre aree di impatto che permettono alle società benefit di trasformarsi da aziende estrattive (che estraggono più valore dall’ambiente di quanto riescono a restituirne) ad aziende a impatto positivo, ovvero contributive (che donano al benessere globale più di quanto sottraggono).
La recente situazione emergenziale ha avuto, e sta avendo, un impatto dirompente sui mercati e sull’economia, e ha messo in discussione il ruolo stesso dell’impresa, che necessariamente dovrà evolversi per assecondare nuovi valori. L’avvocato d’affari diventa green o ECO- LEGALE, perché il lato green della legge spinge ad attrezzarsi adeguatamente per affrontare la questione ambientale in modo completo, efficace, efficiente, muovendosi con dimestichezza fra le norme e le interpretazioni del diritto ambientale, e le innumerevoli prassi che costellano la sua pratica applicazione».

Come genitore e libero professionista, come giudica il sistema di assistenza nei confronti dei lavoratori non dipendenti?
«Per un libero professionista esiste un Albo per la propria attività (notai, avvocati, ingegneri, ecc.), con l’obbligo di iscriversi alla Cassa di riferimento e versare i contributi previdenziali richiesti. I contributi, soggettivo ed integrativo, sono caratterizzati dai principi della generalità, dell’uguaglianza e della capacità contributiva, atteso che tutti i professionisti iscritti alla Cassa Forense hanno diritto ad usufruirne. Ci sono eventi che non si vorrebbero mai dover vivere, pagine che non si vorrebbero mai dover scrivere: l’attuale momento di emergenza nazionale e mondiale per il Coronavirus è uno di questi. Siamo privati di tante cose e delle libertà fondamentali, isolati nelle nostre case o nei nostri studi legali. Sono previste riduzioni ed esoneri per i giovani e per alcune tipologie gli avvocati. Cassa Forense quale ente di previdenza liquida l’indennità di maternità alle libere professioniste iscritte e prevede esoneri temporanei dal versamento dei contributi minimi soggettivo ed integrativo (fermo restando il riconoscimento dell’intero anno ai fini previdenziali) in favore delle donne avvocato in maternità e nei primi due anni di vita del figlio o, in caso di adozione, nei successivi due anni, nonché gli avvocati vedovi o separati affidatari della prole in modo esclusivo. Nel caso in cui entrambi i genitori esercitino la libera professione, l’indennità è corrisposta alternativamente alla madre o al padre, a scelta. Di recente è stato previsto un bando di Cassa Forense per famiglie a genitore unico in caso di bisogno, a sostegno della famiglia, della salute, della professione. Ormai ci sono sempre più “famiglie a genitore unico”. Introducendo ed evidenziando in tal modo una differenziazione tra genitori separati o divorziati che siano, ma pur sempre due genitori, indicano quale sia l’unico genitore presente all’interno del nucleo familiare che ha diritto ad essere supportato quando si trova ad avere nello stato di famiglia almeno un figlio di età inferiore a 26 anni, a proprio totale ed esclusivo carico economico, nei cui confronti non vi sia obbligo altrui di mantenimento. Il contributo erogato in unica soluzione è di € 1.000,00 per ciascun figlio. In questi anni la Cassa Forense è stata sempre accanto agli avvocati impegnandosi a garantire un degno sistema di protezione sociale. Attraverso il costante confronto con i profondi mutamenti che hanno caratterizzato la categoria professionale e le diverse normative che si sono succedute nel tempo, la nostra Cassa ha saputo cogliere con consapevolezza i segnali della contemporaneità e tracciare le linee guida dell’azione futura per il consolidamento del sistema e il miglioramento della sua efficienza. Possiamo quindi ritenere che sia stato costruito un sistema previdenziale efficiente, equo e solidale che sarà in grado di resistere alla temporanea instabilità generale e restituire alla categoria la fiducia nel proprio futuro.
Chiudo con una frase che ho letto in questi giorni e che ben si adatta alla situazione “siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino”» .

a cura di Alessandra Macchitella 

Add Comment