La sfida vinta di Lella Miccolis, amministratrice unica Progeva Srl

“La vera ricchezza è preservare ciò che ci circonda”, si legge nella home page del sito Progeva, azienda specializzata nel reinserimento del materiale organico di scarto nel ciclo vitale della natura. L’impianto di compostaggio è nato nel 2006 a Laterza, da un’idea di Lella Miccolis, che ne è amministratrice unica. “Mi piaceva l’idea di fare qualcosa di buono per il territorio e al tempo stesso fare impresa”.

Siamo nell’ambito dell’economia circolare, della sostenibilità e dell’innovazione tecnologica. Lella Miccolis è riuscita ad affermarsi in un settore, quello del compostaggio industriale, dove la presenza maschile è prevalente. Abbiamo parlato con lei dell’azienda e del suo particolare percorso professionale e personale.

Progeva nasce da un suo progetto maturato nel 1996, durante un corso di formazione sulla gestione integrata dei rifiuti. Ci parli dei dieci anni di gestazione che hanno portato alla nascita della società. Come ha fatto ad affermarsi in un mondo prevalentemente maschile?

La “lampadina” mi si è accesa dopo aver partecipato a un corso di formazione post-universitario, in tema di gestione integrata dei rifiuti. In seguito, un viaggio in Lombardia è stato determinante. Già da anni, i comuni di quella regione praticavano la raccolta differenziata e avevano impianti di compostaggio per il trattamento di varie tipologie di rifiuti. Tornata in Puglia, ho ripreso la mia vita ordinaria, la vita di una giovane laureata in biologia in cerca di autonomia e indipendenza. Non ho mai abbandonato quell’idea, però; ho cominciato a lavorare e, al contempo, mi sono iscritta a un corso di formazione sull’imprenditoria. Piano piano la mia idea si è trasformata in progetto; un ente finanziatore ha poi deciso di investire su quel progetto.

Gli impianti che trattano rifiuti necessitano di autorizzazioni non semplici da ottenere; inoltre, ero una giovane donna alla sua prima esperienza imprenditoriale. Non avevo alle spalle una famiglia di imprenditori e, per giunta, mi imbattevo spesso, in quel periodo, in figure che non avevano alcuna conoscenza in materia. Insomma, proponevo di fatto un business innovativo ancora poco conosciuto nella mia terra.

Lo immaginava così il suo futuro, da ragazzina? Qual è stato il suo percorso di studi?

Da bambina, il mio sogno era quello di fare la maestra, da adolescente la giornalista. Fare impresa non apparteneva al contesto in cui sono cresciuta. Oggi iniziative quali open day, visite guidate e attività di orientamento in genere, con i progetti di alternanza scuola-lavoro, tirocini curriculari e stage formativi in azienda, attraverso università ed enti di formazione, avvicinano i ragazzi all’imprenditoria.

Ai miei tempi invece non sapevamo neanche cosa fosse un’azienda. Ho frequentato il liceo scientifico, poi ho conseguito la laurea in Scienze Biologiche.

Col tempo, ho capito che l’imprenditoria era la mia vocazione, una vocazione che negli anni mi ha portato a tradurre l’amore per la mia terra in realtà aziendali che abbracciano trasversalmente la tutela dell’ambiente, la sostenibilità in campo agricolo e l’alimentazione di qualità, costituendo, nel loro insieme, un esempio concreto di economia circolare.

Oltre al coraggio, quali altre caratteristiche richiede un’impresa del genere?

Competenze di tipo imprenditoriale in senso lato e specifiche, rispetto al settore di riferimento. Occorre anche una buona dose di realismo visionario, ovvero la capacità di rimanere con i piedi per terra, guardando in alto e oltre. Fattori di “riuscita” fondamentali sono anche la determinazione, la capacità di non scoraggiarsi di fronte agli ostacoli, la pazienza, una lucida follia e in ultimo, ma non certo per importanza, l’etica imprenditoriale e professionale.

Il Premio GammaDonna l’ha inserita, nel 2020, tra le cinque finaliste. Ha mai incontrato uomini che l’abbiano ostacolata?

Ho avuto l’emozione e la soddisfazione di essere collocata sul podio delle imprenditrici più innovative del 2020. È un riconoscimento che premia i grandi sforzi compiuti in tutti questi anni, per andare oltre gli stereotipi, per conquistare un posto dignitoso nella società e nell’economia. Ho incontrato e quotidianamente incontro molti uomini nel mio lavoro, ma nessuno mi ha mai messo i bastoni tra le ruote.

Semplicemente alcuni hanno sospettato, in particolare all’inizio della mia carriera, che io fossi un prestanome, una donna che portava avanti un’impresa la cui regia era maschile. Non ci è voluto molto perché questi sospetti svanissero. Sono riuscita con garbo a farmi considerare e rispettare, in quanto imprenditrice e in quanto donna.

La sua esperienza, come quella di altre imprenditrici, sembrerebbe dimostrare che abbiamo superato il tempo in cui le donne dovevano lavorare due volte meglio degli uomini, per essere considerate la metà. Eppure, c’è ancora molto da fare. Lei da cosa partirebbe?

La cultura maschile è ancora prevalente, nel mondo del lavoro, e in quello imprenditoriale in modo più evidente. Pesano ancora i pregiudizi, il difetto di conciliazione tra lavoro e famiglia, la mancata meritocrazia, una maggiore resistenza da parte delle donne a scendere a compromessi e la tendenza femminile ad autoescludersi dai traguardi di carriera.

Per cambiare questo stato di cose servono politiche sociali adeguate, sostegni concreti all’occupazione femminile, una più equa attribuzione delle responsabilità familiari, una maggiore presenza femminile in ruoli decisionali. Un passo avanti in tal senso è stato compiuto con le “Quote rosa”, ma ciò non è evidentemente sufficiente.

Progeva collabora con alcune università e con il Cnr. È inserita in un contesto che premia la cooperazione. Intende allargare le collaborazioni a scopo sociale? In che modo?

Progeva collabora con attori diversi: università, istituti di ricerca, associazioni datoriali di categoria, agenzie di sviluppo territoriali, altre imprese, istituzioni e società civile, muovendo dalla convinzione che sia necessario superare i confini del proprio contesto, mescolarsi e confrontarsi con le diverse categorie istituzionali e professionali, con grande umiltà, riconoscendo il sapere e il punto di vista altrui.

Spieghiamo cosa sia esattamente l’ammendante compostato misto e perché aziende come la sua siano fondamentali per il Green Deal e per i target dell’Agenda 2030.

L’Ammendante Compostato Misto (ACM) è un ottimo fertilizzante naturale ricco di sostanza organica, ottenuto attraverso un processo controllato di trasformazione e stabilizzazione di matrici organiche e sottoprodotti di origine vegetale o animale, derivanti da altri processi produttivi. L’ACM, più diffusamente conosciuto come compost, è una risorsa preziosissima per agricoltura e ambiente: reintegra i principali elementi nutritivi del terreno, ne migliora la struttura, incrementandone la fertilità e favorendo i processi di immagazzinamento e sequestro del carbonio (CARBON SINK); salvaguarda inoltre il suolo dai fenomeni di erosione, impermeabilizzazione, perdita di biodiversità e contaminazione.

L’utilizzo di compost nei terreni agricoli permette di riportare la sostenibilità al centro delle odierne pratiche agronomiche. Siamo un esempio concreto di economia circolare, sostenibile e competitiva, in sintonia perfetta con gli obiettivi del Green Deal e con i Target dell’Agenda2030.

Le sarà sicuramente capitato di parlare direttamente con gli studenti in visita presso il suo impianto. Quali sono le domande più frequenti che le rivolgono?

Ci pongono diverse domande. Ci chiedono, ad esempio, se i cittadini sappiano fare bene la raccolta differenziata, se sul territorio locale siano necessari altri impianti come il nostro, se pensiamo di avere bisogno di altri collaboratori in futuro e quali siano i profili generalmente richiesti. Sono anche curiosi di conoscere la storia di Progeva.

La sua azienda ha partecipato a un evento organizzato per celebrare la Giornata Mondiale del Suolo, lo scorso 5 dicembre. Come si fa a sapere che quel che si è seminato germinerà? In senso metaforico, naturalmente.

Bisogna partire con il piede giusto, essere audaci, prudenti e pazienti. Il seme germinerà se sarà coltivato e cresciuto in un contesto fertile, annaffiato dal valore della condivisione e curato giorno per giorno, riponendo fiducia nella fortuna.