Ilaria Albano, psicologa online a Milano, si occupa di benessere, divulgazione scientifica online e empowerment femminile. Appassionata di comunicazione e social media, ha sempre esplorato tutti i possibili ambiti in cui Psicologia e Neuroscienze possano essere applicate e divulgate. Oltre all’attività clinica si occupa di progetti per la promozione del benessere ed empowerment all’interno di organizzazioni, scuole e associazioni.

Essere “scortesi” significa conquistare la libertà di poter essere ciò che si vuole e andar contro le convenzioni ed etichette, quando queste ci penalizzano o ci fanno soffrire.

Se dovesse scrivere il primo capitolo di un libro sulla sua carriera, come inizierebbe?

“Con diverse storie in parallelo: una bambina, ammetto, poco coraggiosa, ma con tante domande su se stessa, sul mondo e sugli altri; una ragazza determinata a combattere gli stereotipi, prima ancora di sapere cosa fossero; una studentessa che si sente poco rappresentata, con una forte urgenza espressiva, una giovane donna intenta a esplorare tutti i modi in cui la sua materia possa essere applicata e divulgata. Spoiler: alla fine si riuniscono tutte”.

La sua pagina Instagram “Psicologa Scortese” spiega concetti di psicologia con ironia. Scortesia come lotta agli stereotipi e come way of life. Nella vita quanto è importante saper essere anche scortese?

“Nel mio progetto insegno ad applicare “Scortesia”, intesa sia a livello sociale, come lotta ai principali stereotipi e pregiudizi della nostra società, sia a livello individuale, promuovendo la capacità di far valere i propri bisogni e imparare a dire di no…anche a costo di sembrare “scortesi”. “Essere scortesi” significa, quindi, conquistare la libertà di poter essere ciò che si vuole e andar contro le convenzioni ed etichette, quando queste ci penalizzano o ci fanno soffrire. Questo è per me un aspetto fondamentale per poter vivere in armonia con se stessi e con gli altri”.

Lei è molto presente sui social, la psicologia si presta bene al mondo virtuale? 

“Stare sui social è una missione che mi appassiona e mi sfida allo stesso tempo. Il mio intento è quello di divulgare con semplicità concetti tutt’altro che semplici e questo richiede impegno e dedizione. Non è facile, si sbaglia spesso, ma penso che una psicologa non possa più sottovalutare la risonanza degli strumenti attualmente a disposizione per normalizzare la salute mentale e divulgare la psicologia, una psicologia oltre il sanismo e le banalizzazioni di cui è spesso vittima”.

Quale è stato il momento in cui ha pensato di essere coraggiosa?

“Paradossalmente quando ho accolto le mie paure. Avevo paura di espormi, di non soddisfare le aspettative verso il mio ruolo professionale, avevo paura di mostrarmi umana e imperfetta. Ho provato ad ascoltarmi e rispettare il mio modo di essere, abbandonando le aspettative sulla performance e smettendo di rincorrere un tipo di approccio ovattato e “cortese”, proprio di un modo di fare che non mi appartiene.
Attraverso questo progetto ho, quindi, trovato il coraggio di abbracciare me stessa e di portare avanti le mie lotte, prima tra tutte, quella di dare una nuova narrativa all’essere psicologa: provo ad avere coraggio ogni volta che offro un punto di vista diverso, ogni volta che vado contro gli argomenti mainstream, ogni volta che provo a condividere le mie fragilità personali, perché anche una psicologa può averne. Alcune volte ci riesco, altre meno, ma l’intento del mio progetto e il sostegno di chi lo ha inteso mi spingono ad andare avanti… anche nelle giornate in cui mi sento meno coraggiosa!».

Quale consiglio darebbe a chi vuole seguire la sua strada?

“Quello dello psicologo è un percorso intenso, non privo di difficoltà e ingiustizie, all’interno del quale ci si può sentire spesso confusi o inadeguati. Il mio consiglio per chi vuole seguire questa strada è quello di partire da questa confusione per iniziare un processo di studio ed esplorazione, nel quale non dare per scontato nessun aspetto. Penso che la definizione del proprio percorso professionale sia una vera e propria creazione identitaria: per questo motivo, trovo necessario aprirsi alla conoscenza senza pregiudizi, permettendosi di sperimentare, di sbagliare e di cambiare idea, sulla materia, ma anche su se stessi. Solo avendo il coraggio di entrare in contatto con i propri limiti e i propri valori, si può affrontare questa professione con autenticità e consapevolezza”.