Anna Delli Noci, ideatrice e fondatrice de Il Club dei Cerca-cose, casa editrice specializzata in giochi per l’infanzia sull’educazione ambientale. Nata a Taranto, è laureata in Scienze della Comunicazione. Ha lavorato per grandi aziende nel settore del travel.

Se dovesse scrivere il primo capitolo di un libro sulla sua carriera, come inizierebbe?

«C’era una volta una persona che voleva dare il proprio contributo per creare un mondo migliore. Così viaggiò tanto, diventò genitore e, alla fine di tanto peregrinare, capì che il mondo si cambia una bambina e un bambino alla volta».

  Quali sono stati i passaggi per arrivare alla realizzazione?

«Il Club dei Cerca-cose è nato a Taranto, conosciuta al mondo di certo non per l’educazione ambientale. Sentivo di voler dare alla mia città un nuovo significato, un gesto politico e coraggioso di cominciare dalle bambine e dai bambini per cambiare la rotta. Ero stanca di vedere prodotti editoriali e giochi per l’infanzia intrisi di stereotipi di genere, senza accenno alle sfide del presente. Desideravo fortemente uno strumento che aiutasse le famiglie di crescere le proprie figlie e i propri figli nel rispetto del pianeta e di ogni essere vivente.

Da sempre appassionata di letteratura per l’infanzia, ho coinvolto una scrittrice e una illustratrice e, insieme, abbiamo creato le “Avventure per posta”: il primo gioco postale italiano che educa i più piccoli al rispetto dell’ambiente. Il mio obiettivo era creare un gioco che permettesse a piccoli e grandi di trascorrere più tempo in natura e di sviluppare un dialogo sulle sfide del nostro presente».

Ambiente, parità di genere, sostenibilità. Quanto importante parlarne sin da piccoli?

«C’è moltissima letteratura scientifica che indica quanto le bambine e i bambini possano influenzare la cultura e gli stili di vita all’interno delle loro comunità.  La difesa dell’ambiente, la lotta alle diseguaglianze, la pace, la giustizia sono le grandi sfide del nostro presente, per questo voglio aiutare le famiglie a crescere bambine e bambini con consapevolezza: questa è la chiave per il loro futuro».

Maternità e lavoro. Crede che l’Italia sia un Paese per donne?

«No, non lo è, ahimè. Lo dimostrano le ultime statistiche Istat. Su 101mila nuovi disoccupati, 99mila sono donne, per lo più mamme. La pandemia ha allargato il problema della disparità di genere. C’è un grande lavoro di cambio culturale da fare, ed è necessario partire dalle nuove generazioni e dai luoghi dove si fa educazione: la scuola, le famiglie, i centri educativi, ecc.».

Quale è stato il momento in cui ha pensato di essere coraggiosa?

«Ogni giorno, svegliarmi e lavorare a una piccola casa editrice con una GRANDE missione».

Quale consiglio darebbe a chi vuole seguire la sua strada?

«Nessun Cerca-cose è troppo piccolo per fare la differenza».

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