Il ritorno, due giorni fa, dei coniugi Obama alla Casa Bianca è stato accolto con cinque minuti di applausi. L’occasione della visita era stata offerta dalla presentazione dei loro ritratti ufficiali.

Scorrendo il profilo Twitter di Michelle Obama si ha la conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, di quanto l’ex first lady sia impegnata nella promozione della parità di genere e nella valorizzazione dei talenti. Centrale tra i suoi tanti impegni, lo sforzo nella partecipazione a eventi formativi di qualsiasi genere, il contatto costante con le giovani generazioni. 

L’idea che l’educazione, lo studio e la scuola siano le chiavi per costruire società più inclusive ed eque è alla base della maggior parte dei programmi di associazioni e fondazioni più o meno impegnate in favore del superamento del gender gap, anche e soprattutto a livello economico. Di cultura della parità si parla anche a livello istituzionale, l’uguaglianza tra i sessi è nei piani del PNRR e ha avuto un ruolo centrale anche nel corso dell’ultimo G20. In Italia, l’iniziativa privata di gruppi di docenti o di privati cittadini che si muovono insieme verso la conquista dell’inclusione come unica possibilità di progresso è forse più efficace di tanti proclami politici. 

È utile ricordare che, secondo le stime del Global Gender Gap Report del World Economic Forum 2022, saranno necessari 132 anni perché l’uguaglianza tra i sessi diventi realtà e 151 perché sia definitivamente superato il divario esistente tra uomini e donne, nella vita economica e nell’accesso alle opportunità. 

Nell’arte la voce delle donne è sempre stata un faro capace di illuminare qualsiasi aspetto della vita, anche quelli più oscuri. E non c’è veicolo migliore di un dipinto, di una composizione musicale, di una poesia per scavare dove la maggior parte delle persone ha paura di guardare. In effetti, l’arte è l’antitesi dei pregiudizi, è esperienza totale e universale.

Il ritratto di Barack Obama che andrà ad aggiungersi alla galleria di volti che hanno fatto la storia degli Stati Uniti è stato dipinto da Robert McCurdy. Per Michelle invece è stata scelta Sharon Sprung, pittrice realista e insegnante alla Art Students League di New York. Su quel ritratto l’artista si è soffermata ben nove mesi, superando un record personale. 

Sprung dice delle sue opere:

ogni mio lavoro è una negoziazione portata a termine con estrema cura. Il risultato che cerco di raggiungere è la creazione di un’opera d’arte che sia il più possibile vicina alla complessità della vita reale. I miei dipinti sono un tentativo di controllare una sostanza che è quasi sempre incontrollabile, come la vernice a olio utilizzata per le opere. Evidentemente una metafora della condizione umana, altrettanto sfuggente e indomabile. 

Il silenzio di chi osserva un’opera d’arte è forse più potente di tutte le immagini dalle quali siamo costantemente bombardati. Questo sembra essere il pensiero di Sharon Sprung. Voi cosa ne pensate? Quali sensazioni vi ispirano i ritratti femminili e le altre opere dell’artista che ha immortalato Michelle Obama? Vi invitiamo ad aprire il seguente link per apprezzare un po’ della sua arte. 

Altre notizie su Sharon Sprung e sui lavori da lei realizzati per la Casa Bianca si possono reperire sulle più importanti testate USA. Della genesi del ritratto della signora Obama scrive, tra gli altri, Will Heinrich sul New York Times.