Le sorelle March diventano sudcoreane. Dal famosissimo romanzo di Luisa May Alcott, Piccole donne, pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti in due volumi, nel 1868 e nel 1869, sarà tratta una nuova serie televisiva. Netflix, noto colosso che distribuisce film e contenuti di intrattenimento attraverso la rete internet, sta lavorando a un prodotto basato sul romanzo di formazione forse più famoso al mondo. Le protagoniste in questo caso saranno sudcoreane.

Il libro (i due delle origini furono poi fusi in un unico volume) ha raccolto sin dall’inizio un successo senza precedenti, mai scalfito dal tempo. I numerosi adattamenti sono la testimonianza più evidente dell’interesse che la storia ha suscitato, non solo presso i contemporanei della scrittrice.

Piccole Donne non era mai stato letto in chiave sudcoreana. Questa è dunque una prima volta assoluta. Quel che si sa è che la serie si compone di dodici episodi, della durata di 60 minuti ciascuno. Ci si domanda come potrà apparire questa storia traslata in un’altra dimensione, non solo geografica. I produttori hanno promesso innovazione e atmosfere assolutamente inedite.

Quanto ai nomi, il regista è Kim Hee Won, già dietro la macchina da presa per Money Flower e Fated to love you; per la sceneggiatura (forse la parte più attesa di tutta l’operazione), Netflix si è affidata a Jung Seo Kyung, sceneggiatore di The Handmaiden e Mother, tra gli altri lavori.

Gli adattamenti dell’opera letteraria forse più ricordati sono due: la pellicola realizzata da George Cukor nel 1933, con Katharine Hepburn e il film del 1994 di Gillian Armstrong, con Winona Ryder, Susan Sarandon e Gabriel Byrne. Sulla storia della famiglia March sono stati realizzati anche due anime giapponesi, nel 1987, e l’adattamento italiano per la tv del 1955, diretto da Anton Giulio Majano. L’ultima trasposizione cinematografica risale al 2019 e vede, tra gli attori, anche Emma Watson e Meryl Streep.

Per gli amanti delle serie televisive, l’appuntamento con la nuovissima versione orientale è il prossimo 3 settembre. A noi di Braves incuriosiscono sempre molto le novità. Piccole donne è un pilastro della cosiddetta letteratura pedagogica. Anche se classificata come lettura per l’infanzia, in realtà è un libro che anche gli adulti leggono volentieri. Vi si trovano i semi del femminismo, contrariamente a quanto sostenuto da alcuni esperti di letteratura e di sociologia.

Luisa May Alcott era sensibile ai diritti delle donne, ebbe un’educazione di alto livello e incontrò personaggi importanti come la scrittrice e giornalista Margaret Fuller e la poetessa Julia Ward Howe. Dal loro pensiero fu certamente influenzata. Fu una suffragetta, esattamente come lo era stata sua madre, e scrivendo Piccole Donne volle offrire ai lettori la storia (in parte autobiografica) di quattro sorelle educate alla libertà, a ragionare con la propria testa. Quattro donne forti, ciascuna a suo modo. Il personaggio al quale Alcott era più vicina è ovviamente Jo, che fa la scrittrice non a caso.

A chi ha interpretato il romanzo, leggendolo in chiave antifemminista, devono essere sfuggiti parecchi particolari della storia, anche del contesto geografico e storico in cui è ambientata. Deve essere sfuggita la personalità di queste donne, che in un’epoca ancora lontana dalle rivendicazioni femminili così come le conosciamo oggi, era già molto ben delineata. Orientata all’indipendenza, nelle forme che essa poteva assumere. A eccezione della sorella che muore per via delle complicanze della scarlattina, tutte le ragazze March alla fine del romanzo raggiungono i loro obiettivi.

Solo le donne decise e consapevoli della propria forza, così come delle fragilità che le accompagnano (appartenenti a ogni essere umano) possono riuscire a realizzarsi.