A che punto siamo con la parità di genere

 

Si è tenuta a Bracciano, in provincia di Roma, la sesta edizione del Festival “Jazz’Inn – La ricerca della sostenibilità”, dedicato quest’anno alla memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

A promuovere l’evento, la Fondazione Ampioraggio. Il tema della parità di genere, molto caro a noi di Braves, è stato affrontato in maniera “scientifica”.

I dati dell’associazione W20 (Women20) sono stati raccolti e illustrati da un gruppo di lavoro guidato da Elvira Marasco, presidente dell’associazione. In vista del summit del gruppo, previsto a luglio in Indonesia, si è provato a tracciare uno scenario circa le prospettive future.

Si è quindi cercato di armonizzare i dati e i punti di vista, per provare a delineare azioni concrete in favore della parità di genere.

Come riporta la rivista ‘f! formiche’, gli economisti convergono sulla necessità di un’autentica valorizzazione delle donne in ruoli di responsabilità nel contesto economico e produttivo. La presenza femminile in posizioni strategiche aumenterebbe l’economia globale del 35% e il Pil crescerebbe di 7 punti, con tasso di occupazione femminile al 60%.

Come Braves ha più volte sottolineato, con le sue attività di comunicazione, il nostro Paese è terribilmente in ritardo sulle politiche di genere. Siamo al quattordicesimo posto in Europa (quindi su un totale di 27 Paesi), per partecipazione femminile al lavoro.

In Italia, la cultura dell’uguaglianza di genere incontra ancora troppi ostacoli, la lingua della parità di genere incespica persino nelle aule scolastiche, in qualche caso. Si parte dalle famiglie e dalla scuola, per costruire società nuove, che siano inclusive e quindi sostenibili. La parità tra i sessi deve essere vista e promossa per quello che è, o meglio sarebbe, se fosse realizzata pienamente: una grande opportunità di crescita, per tutti. Una necessità, avvertita con più forza, finalmente, anche a livello istituzionale.

Le leggi, le riforme, le Agende (come quella di Genere della Regione Puglia, primo caso in Italia) sono importantissime, così come le iniziative delle associazioni private e delle community come la nostra (lo scriviamo abbandonando, per un attimo, la modestia che ci contraddistingue). Tuttavia, ciò non è sufficiente. C’è sempre qualche tassello che manca all’appello.

Linda Laura Sabbadini, direttrice Istat e Chair Women20, in occasione della presidenza italiana del G20, ha sottolineato, ancora una volta, che siamo troppo lenti nei cambiamenti. Siamo troppo indietro nello sviluppo dell’empowerment delle donne. E ciò avviene perché ancora non è dominante una politica che ponga quale priorità l’uguaglianza di genere.

C’è bisogno di una rivoluzione. In realtà è già in atto, come diverse iniziative (compreso il Festival promosso dalla Fondazione Ampioraggio) testimoniano ed è guidata da donne determinate a non lasciarsi scippare l’occasione di apprire un nuovo capitolo della storia, a livello mondiale. Se a sostenerle, a sostenerci, gli uomini saranno in tanti (e noi sappiamo che già lo sono), la rivoluzione non potrà che compiersi con successo.