Le risorse della natura non sono infinite. Lo stiamo imparando, a nostre spese, fuori tempo massimo. Il suolo, per esempio, non è una risorsa rinnovabile. Il suo degrado, favorito dai cambiamenti climatici, mette a rischio la sicurezza alimentare e il benessere generale delle comunità. Eppure, gli impegni in favore di una maggiore sostenibilità delle attività umane sono ancora terribilmente insufficienti.

C’è chi ha fatto della causa ambientalista la propria ragione di vita. Tra i giovanissimi, il primo nome che viene in mente è quello della diciannovenne che ha sfidato Trump e i potenti della terra, Greta Thunberg. In Italia, Sara Segantin è una ventiquattrenne molto talentuosa che ama viaggiare ed è sempre in prima linea quando si tratta di difendere i diritti della natura.

Due giovanissime donne, già molto importanti per la comunità internazionale, soprattutto per la loro capacità di utilizzare la tecnologia e i social, di entrare in contatto con milioni di persone. Fare rete, in questa fase della vita dell’uomo, è fondamentale. Aggregarsi, riunirsi attorno ai temi che richiedono risposte urgenti è quello che, per fortuna, fanno in tanti, tra i cittadini e tra le persone che, per le loro competenze professionali, possono dare un contributo importante allo sviluppo di società migliori.

Si moltiplicano le fondazioni pro-ambiente, e le donne che scelgono sempre più frequentemente di studiare materie STEM diventano, accanto ai loro colleghi, grandi protagoniste della sfida ai cambiamenti climatici. Anche se il termine sfida ci pare improprio, visto che siamo stati proprio noi esseri umani i primi a sfidare la natura, commettendo un errore davvero imperdonabile.

Tra le donne che offrono un contributo fondamentale alla scienza, rispetto ai temi ambientali, Isabella De Bari, responsabile del Laboratorio ENEA dedicato allo sviluppo di processi e tecnologie per le bioraffinerie e la chimica verde, fa anche parte del comitato tecnico scientifico della Fondazione Re Soil. Una organizzazione di persone che nasce proprio con l’obiettivo di tutelare la risorsa suolo. Dal suolo dipende il 95% di quello che arriva sulle nostre tavole. Dipende quindi la nostra sopravvivenza.

Isabella De Bari ha ricevuto il premio della Confederazione Italiana Agricoltori-CIA “donne in campo”, destinato alla sezione ricerca. Le note biografiche riportate sul sito della Re Soil Foundation ricordano che Isabella De Bari è da circa dieci anni team leader per l’Italia nella task 42 della IEA bioenergy sulle bioraffinerie nell’economia circolare, è rappresentante di ENEA nel consorzio europeo BIC (BIO-BASED-INDUSTRY CONSORTIUM). Partecipa a diversi tavoli tecnici, tra cui il CTS del cluster lucano di bioeconomia, il gruppo di lavoro sui processi della European Technology and Innovation Platform Bioenergy (ETIP Bioenergy) ed è nel comitato scientifico di alcuni progetti italiani ed europei sulla bioeconomia, ovvero una economia che possa essere ecologicamente e socialmente sostenibile.